Come funziona il calcolo (con esempio in euro)
Nel forfettario il reddito imponibile non si calcola sottraendo i costi reali, ma applicando ai ricavi un coefficiente fisso per codice ATECO. Per il commercio al dettaglio, incluso quello via internet (ATECO della famiglia 47.91), il coefficiente è il 40%.
Esempio: seller Amazon con 60.000 € di ricavi annui, nuova attività:
| Voce | Calcolo | Importo |
|---|---|---|
| Ricavi | — | 60.000 € |
| Reddito imponibile | 60.000 × 40% | 24.000 € |
| Contributi INPS commercianti | ~24% sull'imponibile (aliquota indicativa, minimali a parte) | ~5.700 € |
| Imponibile fiscale | 24.000 − contributi versati | ~18.300 € |
| Imposta sostitutiva 5% (startup) | 18.300 × 5% | ~915 € |
| Totale tasse+contributi | ~6.600 € |
Lo stesso seller in regime ordinario pagherebbe in base all'utile reale: se i suoi costi veri (merce, FBA, ads, resi) fossero 45.000 €, l'utile sarebbe 15.000 € — e la convenienza andrebbe ricalcolata. La regola pratica: costi reali sotto il 60% dei ricavi → il forfettario tende a convenire; sopra → fai simulare entrambi i regimi al commercialista.
Requisiti e cause di esclusione
Per accedere e restare nel forfettario:
- Ricavi entro 85.000 € l'anno precedente (sforando oltre 100.000 € in corso d'anno si esce immediatamente; tra 85.000 e 100.000 si esce dall'anno successivo).
- Spese per lavoro dipendente/collaboratori entro 20.000 € annui.
- Niente partecipazioni in società di persone o controllo di SRL che operano nella stessa attività.
- Redditi da lavoro dipendente/pensione oltre la soglia prevista (30.000 €) nell'anno precedente: causa di esclusione da verificare col commercialista.
Nota per chi vende su più marketplace: il limite degli 85.000 € è sui ricavi complessivi (Amazon + eBay + Etsy + sito). I marketplace comunicano i tuoi incassi al fisco tramite la normativa DAC7: la coerenza tra venduto e dichiarato non è opzionale.
Forfettario ed e-commerce: i punti critici specifici
1. IVA sulle vendite: non la addebiti, ma non la detrai. Il forfettario non applica IVA in fattura, e questo semplifica; ma non detrae l'IVA sugli acquisti — e nell'e-commerce gli acquisti sono tanti (merce, commissioni, ads). Su 30.000 € di costi con IVA, sono circa 5.400 € di IVA che restano un costo secco.
2. Vendite ad altri paesi UE. Superata la soglia comunitaria di 10.000 € annui di vendite a consumatori UE, anche il forfettario deve gestire l'IVA dei paesi di destinazione, tipicamente tramite il regime OSS — oppure lasciare che sia il marketplace a gestire i casi in cui è "fornitore presunto". È l'area più tecnica: qui il fai-da-te finisce male, serve il commercialista pratico di e-commerce.
3. Amazon e la fattura al marketplace. Le commissioni Amazon/eBay/Etsy arrivano da soggetti UE: da forfettario devi comunque gestire il reverse charge sugli acquisti di servizi intracomunitari (iscrizione VIES, integrazione dell'IVA e versamento). Costo tipico: l'IVA al 22% sulle commissioni diventa un costo, e c'è un adempimento mensile in più da seguire.
4. Fatturazione elettronica. Ormai obbligatoria in via generale anche per i forfettari: metti in conto un gestionale o il servizio del commercialista.
Quando il forfettario NON è la scelta giusta
- Margini sottili e alti volumi (reselling, arbitraggio): i costi reali superano il 60% forfettizzato e paghi tasse su utili che non esistono.
- Investimenti iniziali pesanti (stock, attrezzature): nessuna deduzione reale, nessun recupero IVA.
- Crescita rapida prevista oltre 85.000 €: pianifica il passaggio all'ordinario (o alla SRL) prima di sforare, non dopo.
- Necessità di dare fatture con IVA a clienti business che la vogliono detrarre: raro nel B2C, rilevante nel B2B.
Il forfettario è perfetto per partire snelli e testare il mercato; è spesso il regime sbagliato per scalare un e-commerce di prodotto ad alto costo del venduto.