Manuale Fiscalità Italia FAQ Long Tail
Fiscalità ItaliaFAQ Long Tail

IVA nel dropshipping: chi la versa e dove

⚡ Risposta immediata

Nel dropshipping, chi versa l'IVA dipende da dove si trova il fornitore e dove avviene la vendita. Se sei un dropshipper italiano che vende in Italia con fornitore italiano, sei tu a versare l'IVA al 22% (aliquota ordinaria) sulle vendite. Se il fornitore è extra-UE (es. Cina), l'IVA va pagata in dogana all'importazione, ma sei sempre tu responsabile dell'IVA sulla vendita finale al cliente. Con fornitori UE, dal 2021 valgono le regole dello sportello OSS: sotto i 10.000€/anno di vendite intra-UE versi l'IVA in Italia, oltre quella soglia nel paese del cliente. In tutti i casi, come rivenditore sei sempre responsabile dell'IVA verso l'Agenzia delle Entrate italiana, indipendentemente da dove spedisce fisicamente il fornitore.

Chi versa l'IVA quando vendi in dropshipping dall'Italia

La regola base è semplice: sei tu, come venditore finale, a dover versare l'IVA allo Stato italiano. Non importa che la merce non passi fisicamente dal tuo magazzino: agli occhi del Fisco sei tu il rivenditore, quindi sei tu il soggetto passivo IVA.

Caso 1: Fornitore italiano, cliente italiano Compri dal fornitore a 50€ + IVA 22% (11€) = 61€ totale. Vendi al cliente finale a 100€ + IVA 22% (22€) = 122€ totale. Versi all'Agenzia delle Entrate la differenza: 22€ (IVA incassata) - 11€ (IVA pagata al fornitore) = 11€ di IVA da versare. Il fornitore spedisce direttamente al tuo cliente, ma tu emetti fattura al cliente e ricevi fattura dal fornitore.

Caso 2: Fornitore UE, cliente italiano Acquisti da un fornitore tedesco a 50€. Se il fornitore ha partita IVA tedesca, ti fattura senza IVA italiana (inversione contabile). Tu applichi l'IVA italiana del 22% sulla vendita finale. L'IVA da versare è calcolata sull'intero margine, gestendo l'inversione contabile nella dichiarazione trimestrale.

Caso 3: Fornitore extra-UE (Cina, USA), cliente italiano Il fornitore cinese ti spedisce la merce direttamente al cliente. All'arrivo in dogana italiana, l'IVA va pagata: di norma è il corriere a anticiparla e addebitartela. Tu poi vendi al cliente finale applicando IVA 22%. Risultato: paghi IVA all'importazione (detraibile) e la riversi sulla vendita finale. Per ordini sotto i 150€ dal 1 luglio 2021 esistono regole semplificate con marketplace che fungono da importatori.

Quando devi applicare l'IVA del paese di destinazione

Dal 1° luglio 2021, con il pacchetto IVA e-commerce UE, le regole sono cambiate. Prima la soglia era 35.000€ di vendite complessive intra-UE, ora è 10.000€ annui.

Sotto i 10.000€/anno di vendite B2C in altri paesi UE: versi tutta l'IVA in Italia, anche se vendi a un cliente francese o tedesco. Applichi l'aliquota italiana (22%) e versi all'Agenzia delle Entrate italiana.

Oltre i 10.000€/anno: devi applicare l'IVA del paese di destinazione. Esempio: vendi a un cliente tedesco, applichi l'IVA tedesca (19%). Hai due opzioni:

  • Registrarti fiscalmente in ogni paese UE dove vendi (costoso e complesso)
  • Usare lo sportello OSS (One Stop Shop): ti registri una volta in Italia e versi tutte le IVA estere tramite un'unica dichiarazione trimestrale. L'Agenzia delle Entrate italiana redistribuisce poi gli importi ai paesi competenti.

Lo sportello OSS costa zero di attivazione, si gestisce dal portale Agenzia delle Entrate. Per un dropshipper che vende su più mercati UE è praticamente obbligatorio oltre la soglia.

Come funziona l'IVA se vendi su marketplace

Amazon, eBay, Etsy e altri marketplace hanno regole specifiche dal 2021.

Amazon FBA in altri paesi UE: Amazon diventa "deemed supplier" per vendite B2C sotto i 150€. In pratica, è Amazon a gestire l'IVA per te su quelle transazioni. Tu vendi ad Amazon (B2B), Amazon vende al cliente finale. Per ordini sopra i 150€ o se non usi FBA, restano valide le regole classiche.

eBay e marketplace senza logistica integrata: se fai dropshipping puro (fornitore spedisce direttamente), sei tu responsabile dell'IVA. eBay non interviene. Devi emettere fattura al cliente (se richiesta) e gestire l'IVA secondo le regole viste sopra.

Vendite B2B (ad altre aziende UE con partita IVA): se vendi a un'azienda francese con partita IVA valida, la cessione è senza IVA italiana (regime intracomunitario). Il cliente applicherà l'IVA nel suo paese (reverse charge). Tu devi presentare i modelli Intrastat se superi 50.000€/anno di cessioni intra-UE.

Gli obblighi pratici per il dropshipper italiano

Partita IVA obbligatoria: se fai dropshipping in modo continuativo, serve partita IVA. Regime forfettario (flat tax 5-15%) possibile solo se non superi 85.000€/anno di ricavi e rispetti altri vincoli. Nel forfettario non scarichi l'IVA sugli acquisti, ma non la addebiti nemmeno (vendite senza IVA solo a privati italiani).

Fatturazione: emetti fattura per ogni vendita. Se vendi a privati italiani e incassi con PayPal/carta, non sei obbligato a emettere fattura salvo richiesta, ma devi comunque registrare i corrispettivi. Se vendi a partite IVA o all'estero, fattura sempre obbligatoria.

Liquidazioni IVA: trimestrali o mensili. Calcoli IVA a debito (sulle vendite) e IVA a credito (sugli acquisti dal fornitore). Se a debito > a credito, versi la differenza entro il 16 del mese successivo al trimestre. Se a credito, porti il credito al trimestre dopo o chiedi rimborso annuale.

Registri contabili: anche in regime ordinario, devi tenere registro IVA vendite, registro IVA acquisti, e conservare tutte le fatture (fornitori e clienti) per 10 anni. Software contabili come Fatture in Cloud, Aruba o TeamSystem automatizzano tutto.

Dichiarazioni annuali: modello IVA annuale (entro aprile dell'anno successivo) e dichiarazione dei redditi. Con commercialista: 500-1.500€/anno per dropshipper con volumi fino a 100.000€.

Cosa succede se il fornitore non emette fattura

Problema comune nel dropshipping da Cina o USA: il fornitore non emette fattura valida fiscalmente in Italia.

Soluzione ufficiale: se il fornitore extra-UE non emette fattura, devi comunque documentare l'acquisto con DDT, ricevute, estratti conto PayPal/carta. In sede di controllo, l'Agenzia delle Entrate può contestare l'assenza di documentazione adeguata. Per importazioni extra-UE, la bolletta doganale con IVA pagata fa fede come documento di acquisto.

Rischio: se non hai fattura del fornitore, non puoi detrarre l'IVA sull'acquisto (se sei in regime ordinario). Paghi quindi IVA piena sulla vendita senza compensare con quella d'acquisto. Per questo molti dropshipper italiani cercano fornitori UE o italiani con fattura valida, o accettano margini ridotti per compensare l'IVA non recuperabile.

Regime forfettario come alternativa: nel forfettario non gestisci IVA in detrazione, quindi l'assenza di fattura del fornitore pesa meno. Ma non puoi emettere fatture con IVA, quindi vendi solo a privati italiani o accetti di perdere competitività su vendite B2B.

Domande frequenti

Posso fare dropshipping senza partita IVA in Italia?

No, se l'attività è continuativa e organizzata. Puoi vendere occasionalmente (1-2 transazioni/anno) come privato, ma il dropshipping per sua natura è attività d'impresa, quindi richiede partita IVA. Vendere senza partita IVA con volumi costanti espone a sanzioni fiscali e penali per evasione.

L'IVA pagata in dogana è detraibile?

Sì, se hai partita IVA in regime ordinario. L'IVA pagata all'importazione (documentata dalla bolletta doganale) è IVA a credito, detraibile nella liquidazione trimestrale. Nel regime forfettario non puoi detrarre alcuna IVA, né quella doganale né quella sui fornitori italiani/UE.

Devo registrarmi per l'IVA in ogni paese UE dove vendo?

Solo se superi i 10.000€/anno di vendite B2C intra-UE e non usi lo sportello OSS. Con l'OSS ti registri una volta in Italia e gestisci tutte le IVA estere in un'unica dichiarazione trimestrale. È la soluzione standard per chi vende su più mercati UE senza complessità amministrative multiple.

Le guide spiegano il come. Noi lo facciamo per te.

Analisi gratuita del tuo account in 48 ore, da chi gestisce store veri ogni giorno.

Voglio la mia Diagnosi Gratuita →